Venezia, di punto in bianco, capitola, perché? Si dice che
sia colpa del crollo commerciale. Qualcuno immagina un governo stanco di
governare. E allora che cosa si può dire delle centinaia e centinaia di Nazioni
meno ricche e meno longeve della Serenissima ancora in piedi? E che dire di
quelle Nazioni, seppur piccole, che hanno riacquistato la libertà? Forse è più
logico pensare che la morte di Venezia sia avvenuta per colpa di governanti
inetti, menefreghisti e “servidori de tanti paruni”.

Dalle numerose e spontanee ribellioni popolari antifrancesi avvenute nei territori
eneti in questo infausto periodo napoleonico, appare chiaro che il
Popolo veneto non voleva assolutamente saperne di invasori stranieri,
proprio come avvenne quattrocento anni prima contro la Lega di Cambrai. E mai una volta nella storia della Serenissima i Veneti si ritorsero contro la
propria Repubblica, segni evidenti che sotto San Marco la gente stava bene.
Perché, dunque, gli ultimi governanti veneti non tennero conto in nessuna
occasione della volontà popolare? E perché nessun governo veneto da allora
ai nostri giorni ha mai rivendicato pubblicamente giustizia tenendo conto
dei fatti storici? E' chiaro, contrariare i nuovi padroni significava come
minimo perdere la carica istituzionale con tutti i relativi benefici che essa
comporta.
- DaL’ultimo Maggior Consiglio
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- L'ultimo Maggior Consiglio, impotente di fronte alla supremazia francese,
vota e accetta il governo municipale imposto da Napoleone con 598 voti
favorevoli, 7 contrari, 14 astensioni (quei 7 contrari dovrebbero essere
ricordati come eroi), cancellando in un baleno 11 secoli di storia della
Serenissima. Un tale quorum esaudente le richieste di Napoleone non poteva
che significare ingraziarsi il tiranno per esigenze future.
E chi ci rimise in quest’operazione? Non certo gli ex governanti che ben
presto rivedremo occupare la vecchia poltrona e mantenere pure tutti i loro
beni.
Da questi “calabrache” Napoleone selezionò la peggiore classe dirigente
immaginabile. Egli impose un governo democratico veneziano filo-francese
senza alcuna difficoltà (più verosimilmente filo-francese per opportunismo
come lo saranno in seguito i governi filo-austriaco e filo-italiano). Molti
nobili, infatti, si precipitarono da Napoleone alla
villa di Stra, per
assumere le nuove cariche che egli distribuiva a “gente abietta che sostava
giorni e giorni sulle soglie delle mie stanze e che sembrava mi chiedessero
l’elemosina” (dalle “Memorie”) . Mi par di vederli… uguali a tanti
politici odierni che si affannano per conquistare la “karega” del potere,
dispensando compiacenti ghigni e false promesse e, all’occorrenza,
sconfinando nell’illegalità per conservarla il più a lungo possibile pur
non avendo né merito né doti.
I nuovi dirigenti filo-francesi di allora, come tanti di oggi politicamente
loro eredi, escludevano qualsiasi pensiero ideologico sociale come patria,
popolo, evoluzione storica e culturale della propria gente, morale
collettiva ecc. Principi, probabilmente, esclusi da tempo dalla loro antica
scuola basata fondamentalmente su “commercio e finanza”. Il banchiere
Lippomano era stato del resto ben chiaro, quando scrisse ai suoi colleghi
“Bisogna essere delle nullità, come noi siamo, per riuscire a tenere
tutto” (9). E tennero veramente tutto.
Ma come sarebbe disegnata ora l’Europa se quel Maggior Consiglio invece di
“calare le brache” avesse aderito alle Coalizioni antigrancesi
proposte
dall’Austria? E’ una domanda alla quale ci vuol poco per rispondere: la
Serenissima si sarebbe seduta coi vincitori al Congresso di Vienna e,
probabilmente, avrebbe mantenuta la sua indipendenza. Perché dunque non
scegliere la Coalizione? E' Impossibile credere che dal 1791, anno in cui
venne chiesto alla Serenissima di aderire alla prima alleanza
antifrancese, al 1797, anno dell’abdicazione, nessuno del Maggior
Consiglio abbia pensato che coalizzarsi significava affiancare un potenziale
vincitore. In fin dei conti i duellanti nell'Europa di quell'epoca erano solo due: la
Francia e i coalizzati. Ecco che alleandosi la Serenissima poteva vincere o
perdere, ma restando isolata la certezza di cadere vittima di uno dei due
contendenti era assoluta. Ed è proprio andata così, la gloriosa Repubblica
“lìbara” è morta e il Popolo veneto, da allora orfano di madre Patria
e educato dagli occupanti a considerarsi di tutto fuorché un Popolo, non sa
più se ha una storia e nemmeno se ha un futuro. E' probabile che un giorno,
forse non molto lontano, nei libri di storia si trovi scritto: "C’era una
volta il Veneto".

NOTE:
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