Per quanto paradossale è, la mente umana è indotta a
considerare buone le guerre fatte dagli Stati vincitori e cattive quelle fatte
dai vinti. E’ dall’inizio della storia, infatti, che i Popoli sono invitato
dai signori delle guerre a stimare e studiare gli Stati e gli Imperi da loro
creati usando aggressive invasioni con crimini di ogni tipo, chiamandoli perfino
“civiltà”. Secondo questa logica è stato, dunque, buono e civile che i
congressisti di Vienna si siano spartiti tante Nazioni libere. E
in seguito fu altrettanto buona e civile l’aggressione dei Savoia a tante
Nazioni italiche, compresa la Serenissima indebitamente sottratta al Popolo
veneto. E sarebbe buona e civile anche la sollevazione in massa dei veneti
contro l’Italia per recuperare la perduta indipendenza se, alla fine,
risultassero vittoriosi. Ma quest’ultima gloriosa e lodevole impresa è
destinata a restare un’utopia finché alla guida dei veneti ci saranno
ubbidienti e compiacenti caporali anziché savi Generali.

A completare l’umiliante opera di colonizzazione dei Veneti si è messo
anche il Congresso di Vienna tenuto dal 22 settembre del 1814 al 10 giugno
dell'anno successivo. In quelle riunioni, presiedute dai vincitori
finali delle guerre napoleoniche,
si afferma il principio di legittimità secondo cui i territori europei
dovevano ritornare a quei sovrani che per eredità vi avevano regnato prima
del 1789. Questo principio ignorava volutamente i territori a sovranità
popolare affermato dalla Rivoluzione francese tra i quali rientrava la
Serenissima Repubblica Veneta, la più antica e longeva delle Repubbliche
(697-1797).
E quale trovata poteva essere migliore del “principio di legittimità”
per annullare l'esistenza di Stati sovrani? Furono infatti tantissimi gli
Stati inghiottiti dalle allora “super-potenze” vincitrici, tale
espediente permise loro di motivare nuove colonizzazioni senza ulteriori combattimenti.
I territori della Serenissima avevano sempre fatto
gola ai violenti di turno: negli incontri segreti di Leoben tra Francia e Austria (18/04/1797) venne discussa la
spartizione dell’ambita preda, ma erano diversi secoli che l’Austria
mirava ad occupare il Veneto e con la definitiva vittoria delle guerre di
allora essa
si presentava al Congresso con tutte le carte in regola per impadronirsene.
Ma è con la Lega
di Cambrai (coalizione antiveneta promossa il 10/12/1508
da Austria e Francia alla quale aderirono la Spagna, il papa Giulio II,
l’Ungheria, i Savoia, i Gonzaga e Firenze) che la Serenissima ebbe il
primo spauracchio di occupazione. Fu la forte ostilità popolare affiancata,
allora, dalla diplomazia di abili governanti a mantenere integra
l’indipendenza della Repubblica.
Così non è andata, invece, in questo 1797 dove i Veneti pagarono caro per
la latitanza dalla scena internazionale della propria classe dirigente. Il
veneto di allora disponeva di amministratori troppo impegnati a curare il proprio tornaconto e, dopo l’abdicazione,
troppo interessati ad assicurarsi una comoda poltrona nella nuova gestione
straniera del proprio territorio, senza nascondere il volto infame del collaborazionismo.
E' un governo che non ragiona. Erano poche le alternative di strategia politica
da tenere nei confronti dell'incombente crisi europea e
diversi furono gli anni a disposizione per ponderarle la scelta migliore ma
a quel potere non mancarono le idee. Da quando la Francia si fa
minacciosa al 1797 i governanti della Serenissima avrebbero avuto tutto il
tempo necessario per imbastire una qualsiasi forma di difesa preventiva pur
dichiarandola neutrale, anzi, ancora più saggio sarebbe stato aderire
alle varie alleanze e coalizioni antifrancesi
piuttosto di isolarsi, in caso di vittoria della propria parte belligerante, i
veneti avrebbero goduto dei privilegi spettanti ai trionfatori.
Cos’altro c’era da scegliere?
- Ecco alcuni appuntamenti
Ecco alcuni appuntamenti mancati da quel
governo veneto. Nel 1791 esso rifiuta di aderire alla Lega Italica proposta dal re
di Sardegna. Nel 1792 rifiuta l’adesione alla Coalizione di Pillnitz (v.
Coalizione) contro la Francia stipulata l’anno precedente tra Austria e Prussia. Nel
1794 rifiuta l’alleanza col re di Napoli e dichiara la neutralità
addirittura disarmata, il Senato poteva almeno risparmiarsi l’ingenuo e
imperdonabile errore del disarmo che puzza di tradimento, poiché tutti
conoscevano la pericolosità e le intenzioni di Napoleone. (v. anche Coalizione
)
Anche quando gli stranieri entrarono in territorio veneto il governo,
diversamente da quello che fronteggiò la Lega
di Cambrai, mostrava tutto il
suo disinteresse. Esso non ha sostenuto concretamente nessuna delle
ribellioni popolari, non ha rispettato né onorato i “Giuramenti di fedeltà”
a Venezia fatto dalle città della Repubblica, non si è scomposto al
commovente saluto di addio degli Schiavoni
ed è immobile anche nei presidi
di armate venete improvvisate. Di quest’ultimo governo veneto c’è da
pensare di tutto, ma sicuramente gli mancò il coraggio e la saggezza, e
forse anche i mezzi, per opporsi a un Napoleone che stava sconfiggendo
tutti.
Ovviamente, una volta abdicato, il Maggior Consiglio, quello dei
“calabrache”, non potrà più presenziare in nessuna delle ribellioni
popolari successive alla caduta, come pure potrà solo sognarselo di aderire alle coalizioni
antifrancesi posteriori a quel maledetto 12 maggio 1797. Infatti, quale dei
vincitori sarebbe stato così fesso da aiutare la morta Venezia a risorgere,
quando finalmente si è presentata l’occasione d’oro per sfruttarla? E
così il Congresso decise

NOTA:
I dati cronologici sono ricavati in parte da "La Repubblica del
Leone" di Alvise ZORZI, ,Rusconi, Milano 1979 e in parte dal sito: http://cronologia.leonardo.it/
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