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Il Congresso di Vienna (1814-1815).

Napoleone invade la Serenissima Repubblica Veneta.
L'armata francese violenta il Popolo veneto.
Le orde napoleoniche razziano il patrimonio veneto.
Il Congresso di Vienna (1814-1815).
Riflessioni sulla morte di Venezia.

 

Per quanto paradossale è, la mente umana è indotta a considerare buone le guerre fatte dagli Stati vincitori e cattive quelle fatte dai vinti. E’ dall’inizio della storia, infatti, che i Popoli sono invitato dai signori delle guerre a stimare e studiare gli Stati e gli Imperi da loro creati usando aggressive invasioni con crimini di ogni tipo, chiamandoli perfino “civiltà”. Secondo questa logica è stato, dunque, buono e civile che i congressisti di Vienna si siano spartiti tante Nazioni libere.  E in seguito fu altrettanto buona e civile l’aggressione dei Savoia a tante Nazioni italiche, compresa la Serenissima indebitamente sottratta al Popolo veneto. E sarebbe buona e civile anche la sollevazione in massa dei veneti contro l’Italia per recuperare la perduta indipendenza se, alla fine, risultassero vittoriosi. Ma quest’ultima gloriosa e lodevole impresa è destinata a restare un’utopia finché alla guida dei veneti ci saranno ubbidienti e compiacenti caporali anziché savi Generali.

A completare l’umiliante opera di colonizzazione dei Veneti si è messo anche il Congresso di Vienna tenuto dal 22 settembre del 1814 al 10 giugno dell'anno successivo. In quelle riunioni, presiedute dai vincitori finali delle guerre napoleoniche, si afferma il principio di legittimità secondo cui i territori europei dovevano ritornare a quei sovrani che per eredità vi avevano regnato prima del 1789. Questo principio ignorava volutamente i territori a sovranità popolare affermato dalla Rivoluzione francese tra i quali rientrava la Serenissima Repubblica Veneta, la più antica e longeva delle Repubbliche (697-1797).
E quale trovata poteva essere migliore del “principio di legittimità” per annullare l'esistenza di Stati sovrani? Furono infatti tantissimi gli Stati inghiottiti dalle allora “super-potenze” vincitrici, tale espediente permise loro di motivare nuove colonizzazioni senza ulteriori combattimenti.
I territori della Serenissima avevano sempre fatto gola ai violenti di turno: negli incontri segreti di Leoben tra Francia e Austria (18/04/1797) venne discussa la spartizione dell’ambita preda, ma erano diversi secoli che l’Austria mirava ad occupare il Veneto e con la definitiva vittoria delle guerre di allora essa si presentava al Congresso con tutte le carte in regola per impadronirsene. 
Ma è con la Lega di Cambrai (coalizione antiveneta promossa il 10/12/1508 da Austria e Francia alla quale aderirono la Spagna, il papa Giulio II, l’Ungheria, i Savoia, i Gonzaga e Firenze) che la Serenissima ebbe il primo spauracchio di occupazione. Fu la forte ostilità popolare affiancata, allora, dalla diplomazia di abili governanti a mantenere integra l’indipendenza della Repubblica.
Così non è andata, invece, in questo 1797 dove i Veneti pagarono caro per la latitanza dalla scena internazionale della propria classe dirigente. Il veneto di allora disponeva di amministratori troppo impegnati a curare il proprio tornaconto e, dopo l’abdicazione, troppo interessati ad assicurarsi una comoda poltrona nella nuova gestione straniera del proprio territorio, senza nascondere il volto infame del collaborazionismo.
E' un governo che non ragiona. Erano poche le alternative di strategia politica da tenere nei confronti dell'incombente crisi europea e diversi furono gli anni a disposizione per ponderarle la scelta migliore ma a quel potere non mancarono le idee. Da quando la Francia si fa minacciosa al 1797 i governanti della Serenissima avrebbero avuto tutto il tempo necessario per imbastire una qualsiasi forma di difesa preventiva pur dichiarandola neutrale, anzi, ancora più saggio sarebbe stato aderire alle varie alleanze e coalizioni antifrancesi piuttosto di isolarsi, in caso di vittoria della propria parte belligerante, i veneti avrebbero goduto dei privilegi spettanti ai trionfatori. Cos’altro c’era da scegliere? 

Ecco alcuni appuntamenti  

Ecco alcuni appuntamenti mancati da quel governo veneto. Nel 1791 esso rifiuta di aderire alla Lega Italica proposta dal re di Sardegna. Nel 1792 rifiuta l’adesione alla Coalizione di Pillnitz (v. Coalizione) contro la Francia stipulata l’anno precedente tra Austria e Prussia. Nel 1794 rifiuta l’alleanza col re di Napoli e dichiara la neutralità addirittura disarmata, il Senato poteva almeno risparmiarsi l’ingenuo e imperdonabile errore del disarmo che puzza di tradimento, poiché tutti conoscevano la pericolosità e le intenzioni di Napoleone. (v. anche Coalizione )
Anche quando gli stranieri entrarono in territorio veneto il governo, diversamente da quello che fronteggiò la Lega di Cambrai, mostrava tutto il suo disinteresse. Esso non ha sostenuto concretamente nessuna delle ribellioni popolari, non ha rispettato né onorato i “Giuramenti di fedeltà” a Venezia fatto dalle città della Repubblica, non si è scomposto al commovente saluto di addio degli Schiavoni ed è immobile anche nei presidi di armate venete improvvisate. Di quest’ultimo governo veneto c’è da pensare di tutto, ma sicuramente gli mancò il coraggio e la saggezza, e forse anche i mezzi, per opporsi a un Napoleone che stava sconfiggendo tutti. 
Ovviamente, una volta abdicato, il Maggior Consiglio, quello dei “calabrache”, non potrà più presenziare in nessuna delle ribellioni popolari successive alla caduta, come pure potrà solo sognarselo di aderire alle coalizioni antifrancesi posteriori a quel maledetto 12 maggio 1797. Infatti, quale dei vincitori sarebbe stato così fesso da aiutare la morta Venezia a risorgere, quando finalmente si è presentata l’occasione d’oro per sfruttarla? E così il Congresso decise

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NOTA:

I dati cronologici sono ricavati in parte da "La Repubblica del Leone" di Alvise ZORZI, ,Rusconi, Milano 1979 e in parte dal sito: http://cronologia.leonardo.it/