Un articolo di successo contro Napoleone.

 

 

Riportare la statua di Napoleone a Venezia, equivale a portarne una di Adolf Hitler in Israele.

NAPOLEONE: “Sarò un Attila per lo Stato veneto”.

Il proto-nazi-comunista Napoleone e i suoi fans.
di Paolo Pegoraro

 

IL GAZZETTINO ON LINE Pubblicato ne' “Il Gazzettino PD e VE“ e ne' “Il Gazzettino ON LINE” il 25 aprile 2002 col titolo: Onori a Napoleone? Ma è stato un nemico

Pubblicato ne' "Il Gazzettino TV" Sabato, 11 Gennaio 2003 ol titolo: NAPOLEONE "Sarò un Attila per lo Stato veneto".

Pubblicato ne' "Il Giornale di Vicenza" Domenica 19 gennaio 2003 col titolo: «È davvero un insulto portare a Venezia la statua di Napoleone»

 

Ma guarda tu come gira il mondo, i veneti di un tempo fecero grand la loro Serenissima Repubblica, poi, un maledetto giorno di quel maledetto 1797 (17 aprile, Pasque veronesi - 17 ottobre, Trattato di Campoformido), se la videro strappare di mano da un vigliacco aggressore "proto-nazi-comunista" di nome Napoleone ed oggi, i discendenti "senza patria" di quei gloriosi veneti, si sognano di riportare a Venezia la tanto odiata statua raffigurante quel brigante che a Graz, il 25 aprile del 1797, dichiarò ai deputati veneziani Francesco Donà e Leonardo Zustinian "Sarò un Attila per lo Stato veneto".
Com'è possibile che degli amministratori tradiscano la memoria dei loro antenati buttando 300.000 euri per acquistare un freddo busto di pietra che ricorda ai veneti (sott'inteso i veneti consapevoli della propria identità storica) la causa della loro perduta libertà?
Dei saggi governanti 300.000 euri li avrebbero impiegati per acquistare le nostre numerosissime opere artistiche, prima rubate da quel ladrone còrso e poi fatte proprie dai furbi francesi. Oppure, con quel capitale avrebbero potuto finanziare la realizzazione di nuove sculture per commemorare i nostri eroi veneti (veri eroi, non come quel violento pirata traditore perfino del suo stesso Popolo còrso). Uno tra tutti i nostri veri eroi degni di commemorazione è Marcabtonio Bragadin, sconosciuto o dimenticato come tutti gli altri nostri eroi del passato, ed ora anche tradito da dirigenti veneti che, al suo posto, preferiscono ricordare il proprio boia.

Che cavolo di amministratori abbiamo noi veneti? Si ricordano della statua di uno straniero invasore, trovando anche da ridire se qualcuno gli da contro, e dimenticano nelle galere il patriota di casa nostra Luigi Faccia, un uomo, non una pietra, e per giunta veneto, proprio come loro, con la differenza che lui ama la sua patria veneta tanto da sacrificare la propria vita, mentre loro (gli amministratori veneti) se ne fregano di lui, della patria e della gente veneta. Bell'onore e bella gloria!

Troppi collaborazionisti, opportunisti e caporali si sono succeduti nelle amministrazioni locali dopo quella vergognosa violazione dei diritti umani sancita coll’altrettanto vergognoso Congresso di Vienna (1814-1815) tanto che ormai ci siamo abituati a tutto, ma almeno ci venisse risparmiato il dolore del ricordo ed invece no, non basta essere diventati proprietà altrui, ci tocca pure subire e patire l'umiliazione di guardare "in faccia" il nostro sicario.

Bella scoperta far ritornare a Venezia una misera statua, e chi fa ritornare le oltre settanta chiese distrutte da quel miserabile essere raffigurato in quella statua?
Nessuno al mondo si sognerebbe di esibire pubblicamente un tale losco figuro nemmeno nascondendosi dietro l'interesse per l'arte, solo i veneti sono riusciti ad andare contro corrente sconvolgendo le regole della logica che prevedono di dimenticare, non di ricordare, chi ha occupato la propria Repubblica privandola, in un battibaleno, di 11 secoli di libertà.

Che venga onorato pure qualsiasi delinquente, ma che si faccia tra le mura domestiche, non in pubblici luoghi, e nemmeno si faccia sapere in giro che c'è gente che onora il nemico della propria patria, la vergogna sarebbe troppo grande.

16 aprile 2002 - Paolo Pegoraro
W SAN MARKO
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Web pubblicato il 19/08/2007, aggiornato il 25/09/2017 .