DIALETTO
  o lingua materna, è uguale  

"Le lingue dal punto di vista fonetico sono migliaia, mentre dal punto di vista psicologico ne esistono solo due: la lingua materna o primaria e tutte l’altre lingue messe insieme o seconde". Ludwig Wittgenstein

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Me Too, Anch'io - F. Marchesini, L'importanza della lingua madre

 

 

www.socrates, 5 aprile 2000
L'importanza della lingua madre
Solamente l’uso della lingua materna permette di sentire l’appartenenza al proprio gruppo, l’affiliazione ad una cultura, le parole si legano a parole che attivano le relazioni e i collegamenti propri di essa. 

 

NOTA IMPORTANTE: Quest'articolo è riportato solo ad esempio. Dalla dialettica usata non si capisce se l'autrice rivolga le sue accurate e sacrosante attenzioni verso le diversità culturali dei soli immigrati stranieri o se in cuor suo, speriamo, tali affermazioni valgano anche per le millenarie culture locali. 

 

  


da: Federica Marchesini 
ricevuto il: 5 aprile 2000 

L'importanza della lingua madre 



Se partiamo dal pensare che per offrire una confortevole accoglienza per bambini/e immigrati/e nel nostro paese è fondamentale la qualità delle relazioni che stabiliamo con loro è subito chiaro un altro passaggio: l’importanza della conoscenza e della valorizzazione della loro storia personale e di quella della migrazione. All’interno di esse hanno funzionato per anni relazioni stabilite da legami, affetti, cure, tradizioni, regole che sono state veicolate da una lingua, la lingua materna del bimbo/a. Apprendere una lingua alla nascita ( e ciò vale per tutti/e) significa caricare di senso una relazione (già di per sé fondamentale), quella con la madre, (spesso prima responsabile degli apprendimenti linguistici) fatta di parole e amore dalla quale scaturirà la nostra facoltà di linguaggio e al contempo ‘una certa visione del mondo’. Attraverso l’impossessarsi graduale della lingua materna, si viene davvero al mondo: in una esperienza di ‘nascita’ che coinvolge la mente, il cuore, i sensi, il corpo, in un viaggio che è sensibile e significante insieme. 
La madre insegna uno o più modi di stare in rapporto con la lingua, quante e quali siano, ad esempio, le possibilità di giocare con le parole, di concedere un po’ alla fantasia nel trovare significati capaci di veicolare piccoli giochi, emozioni, fatti ricorrenti. Insegna cioè, o per meglio dire autorizza,, ad eccedere, seppur consapevolmente, le regole più rigide della lingua allargando, in questo modo gli spazi di significazione della stessa. Anche a partire dal desiderio di chi la usa. 
Tutto ciò sarà di grande influenza sullo sviluppo dei bambini e delle bambine, sulla loro destrezza nell’usare la lingua e sull’agio con il quale si esprimeranno. 
Le infinite risorse che la lingua materna offre rischiano di non essere sufficientemente utilizzate dalla scuola accogliente alunni/e stranieri/e. Dare la possibilità di esprimersi nella lingua materna (grazie all’aiuto di un mediatore culturale o della famiglia stessa) libererebbe prima di tutto il senso di appartenenza ad una comunità senza perdere il senso di sé, la propria autostima ma anche le proprie connessioni con la religione, le tradizioni popolari, le feste, i riti (spesso, non dicibili, nominabili con altre parole) che avevano permesso sino a quel momento di riconoscersi. E’ appena il caso di ricordare quanto, per il bambino, un buon rapporto con se stesso, con la propria famiglia e con la propria lingua d’origine siano determinanti per appropriarsi delle conoscenze e per accedere alle risorse strumentali necessarie all’elaborazione delle funzioni cognitive e percettive. Spesso è proprio il piacere di parlare la propria lingua, il desiderio di esprimersi, il conseguente buon rapporto con il linguaggio, a debellare eventuali inceppi, stonature (o sottili resistenze) nell’apprendimento della nuova lingua. 
L’uso della lingua materna permette di recuperare, in molti casi, gran parte degli apprendimenti, scolastici e non, precedenti. 
All’arrivo in un paese straniero è inevitabile che un/o bimbo/a si sentano smarriti poiché vengono a mancare molti dei riferimenti socioculturali del paese d’origine; tale situazione mette a dura prova il benessere e la serenità di tutta la famiglia e non solo in seguito al (profondo) senso di impotenza avvertito per il fatto di non conoscere la lingua del paese ospite. 
E’ indispensabile quindi, che, almeno nelle prime fasi di contatto con la nostra cultura, abbiano spazio anche i loro modelli di filiazione, educazione, formazione di identità. Che possano, in qualche modo nominare e nominarsi con le loro parole, narrare la loro cultura. 
Solamente l’uso della lingua materna permette di sentire l’appartenenza al proprio gruppo, l’affiliazione ad una cultura, le parole si legano a parole che attivano le relazioni e i collegamenti propri di essa. (Gli stessi che la migrazione talvolta sfibra, talvolta recide). 
Forse non sarà così facile organizzare l’insegnamento (e quindi il mantenimento) della lingua materna, d’origine, nelle scuole italiane pubbliche anche se ne vedo chiaramente i vantaggi, non da ultimi, il salvarsi di una ricchezza personale che andrebbe (almeno per alcuni) perduta, la conoscenza della letteratura della propria nazione, l’evolversi della cultura, le risorse creative messe in atto attraverso la lingua materna. Sarà opportuno, a mio avviso, che, per il momento, scuola, istituzioni, associazioni, volontari si impegnino a curare l’affiorare della lingua materna almeno nella fase iniziale dell’accoglienza (evitando di considerarla un ostacolo alla nuova alfabetizzazione ma, al contrario, una spinta) e poi mettano in campo (con l’aiuto delle comunità straniere presenti un po’ ovunque sul territorio nazionale) le energie per pensare e realizzare il suo insegnamento. 

 

http://www.socrates-me-too.org/forum_int2.htm 
http://www.socrates-me-too.org/index.htm 

 

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 o lingua materna, è uguale. 

"Le lingue dal punto di vista fonetico sono migliaia, mentre dal punto di vista psicologico ne esistono solo due: la lingua materna o primaria e tutte l’altre lingue messe insieme o seconde". Ludwig Wittgenstein

 

Autore del sito Paolo Pegoraro (breve biografia)
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