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Rolamd Breton
Roland Breton (Parigi 1931) ha studiato all'Institut d'Etudes Politiques di Parigi, laureandosi quindi in geografia alla Sorbona e ottenendo il dottorato presso l'Università di Nizza. Dopo un lungo periodo trascorso all'Università di Yaoundè (Camerun) è rientrato ad Aix-en-Provence dove insegna presso la locale Università. Il suo interesse per la geografia delle lingue è documentato da una vasta produzione dedicata particolarmente all'India e all'Africa occidentale. GEOGRAFIA DELLE LINGUEIl nostro tempo è caratterizzato dall'asprezza e dalla diffusione dei conflitti linguistici; muovendo da questa considerazione, Breton ripercorre il campo d'intersezione tra la linguistica e la geografia, mettendo a fuoco la dimensione antropologica, sociale e politica della lingua e delle sue basi territoriali.Punto nodale di questo libro è l'etnia, definito come "gruppo di lingua madre" (vedi anche Etnia (def.)), ma il panorama degli argomenti trattati spazia dalla distinzione tra comunità linguistiche e quelle razziale, religiosa, tribale, nazionale o statale alla differenziazione tra lingua, dialetto, patois, creolo ecc.; dai processi di de- e acculturazione al bilinguismo e alla diglossia; dalla lingua standard a quelle internazionali: il tutto inquadrato in una tematica territoriale e confortato da numerosissimi casi concreti. Ma, benché una parte del volume sia dedicata a un'aggiornatissima statistica dei gruppi linguistici a scala mondiale, il tema ispiratore resta quello delle modificazioni dell'impianto territoriale delle comunità linguistiche, che oggi è in gran parte frutto di vere "politiche linguistiche"; da queste dipende, spesso la conservazione o la scomparsa dei gruppi minoritari, con l'estinzione delle loro lingue e di altrettante culture che, in esse trovano un'irripetibile concretizzazione del rapporto fra società ed ambiente geografico. E' da questa convinzione, più o meno cosciente, che tante comunità traggono la forza per la difesa e la valorizzazione della loro lingua madre: si tratti di antiche lingue residuali, come quelle celtiche delle Isole Britanniche, di minoranze nazionali come gli Sloveni d'Italia o d'Austria, o delle lingue regionali minacciate dalla standardizzazione. Un tentativo insomma di non lasciar relegare anche la lingua nel già affollato arsenale di arnesi in disuso che chiamiamo folclore.
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