DIALETTO
  o lingua materna, è uguale  

"Le lingue dal punto di vista fonetico sono migliaia, mentre dal punto di vista psicologico ne esistono solo due: la lingua materna o primaria e tutte l’altre lingue messe insieme o seconde". Ludwig Wittgenstein

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Pier Paolo Pasolini , Volgar'eloquio

 

 

Pier Paolo Pasolini

(5 marzo 1922 - 2 novembre 1975)
 
Pier Paolo Pasolini "Volgar'eloquio"  è il titolo di una lezione - dibattito di Pier Paolo Pasolini nella quale,  già nel lontano 1975, si parlava di  “Dialetto e scuola”. 
"Volgar'eloquio"  è l'espressione pronunciata da Pasolini durante la lettura del monologo finale del suo dramma Bestia da stile poi scelta come titolo della sua lezione.
La lezione di Pasolini faceva parte di un Corso di aggiornamento per docenti, organizzato a Lecce dal Ministero della Pubblica Istruzione, in seguito curata e pubblicata in un volume da Antonio Piromalli e Domenico Scafoglio
 Sotto la direzione di Piromalli e Gustavo Buratti (presidente dell' AIDLCM - Associazione internazionale per la difesa delle lingue e delle culture minacciate) tennero altre lezioni del Coeso numerosi  relatori come Giuseppe Barbiellini Amidei, Ulderico Bernardi, Camillo Brero, Alberto Sobrero, Orlando Spigarelli

 

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Biografia

Biografia e opere

Scrittore e regista italiano (Bologna 1922-Roma 1975). La sua multiforme produzione è segnata dal dilemma, spesso insanabile, tra l'istintivo richiamo ancestrale per la tradizione contadina (che include un confuso ma radicato senso di religiosità) e uno sforzo di razionalizzazione stimolato dalla scoperta del marxismo e delle scienze umane. Un'esasperata sperimentazione filologica, che non esclude la messa a fuoco dei temi di fondo di un'ideale, continua autobiografia, impronta l'esordio lirico, in friulano, delle Poesie a Casarsa (1942, ripubblicate con altre rime dialettali nella raccolta del 1954 La meglio gioventù). Nei versi in lingua L'usignolo della Chiesa cattolica (editi nel 1958, ma risalenti al 1943-49) subentra una volontaristica presa di coscienza dei problemi esterni, pur nell'irrisolta antitesi tra artificio e spontaneità. Ne sono occasione indiretta alcune traumatiche vicende esistenziali (uccisione nel 1942 del fratello partigiano Guido, denuncia nel 1949 per corruzione di minorenni). Delle parallele prove in prosa unico esito compiuto, a parte le riesumazioni postume di Amado mio e Atti impuri (1982), sarà l'idillio narrativo Il sogno di una cosa (1962). Una più incisiva interpretazione del neorealismo, attraverso il ricorso al romanesco di borgata, si verifica nei romanzi Ragazzi di vita (1955) e Una vita violenta (1959), che rivelano l'autore al grande pubblico, dopo il trasferimento a Roma e l'immersione nel sottoproletariato di periferia. In campo poetico, la definizione del proposito di testimonianza civile sfocia nella stagione dei poemetti che, lungo le raccolte Le ceneri di Gramsci (1957), La religione del mio tempo (1961), Poesia in forma di rosa (1964), Trasumanar e organizzar (1969), vede un progressivo abbandono delle residue remore formali e un veemente affiorare di spunti polemici anticonsumistici: fino al disincantato ritorno al dialetto de La nuova gioventù (1975). A mal riusciti intenti di distacco rappresentativo rispondono coevi tentativi romanzeschi ora abbozzati (Alì dagli occhi azzurri, 1965) ora volutamente non-finiti (La divina mimesis, 1975). Analogamente, tragedie in versi come Calderón (1973), Affabulazione e Pilade (postume, 1977) perseguono faticosi progetti di trasposizione mistica di conflitti psichici e tensioni socio-politiche. La vocazione “pubblica” trova sfogo nella copiosa produzione saggistica, spesso frutto occasionale d'interventi giornalistici: senza contare gli specifici contributi militanti forniti durante la collaborazione alle riviste Officina e Nuovi Argomenti, volumi miscellanei quali Passione e ideologia (1960), Nuove questioni linguistiche (1965), Empirismo eretico (1972), Scritti corsari (1975), Le belle bandiere (postumo, 1977) rendono felicemente il ritratto di uno dei più stimolanti intellettuali del nostro tempo. Nel 1992, è stato pubblicato il romanzo incompiuto Petrolio a cura della nipote Graziella Chiarcossi, cui si deve anche la raccolta di tutte le poesie di P., Bestemmia (1993) Alle inconciliabili contraddizioni dell'esistenza si è voluto collegare il tragico assassinio, avvenuto in circostanze mai del tutto chiarite, ma certo condizionate dall'ambiguo rapporto con il mondo dell'emarginazione.CinemaCome cineasta, dopo l'esordio da sceneggiatore, si è rivelato tra le personalità più nuove e inquietanti fin dal primo film, Accattone (1961), acuta analisi di una condizione subumana. Ripetitivo in Mamma Roma (1962), dissacratorio e folgorante in La ricotta (1963, episodio di Rogopag), aperto all'inchiesta sociologica in Comizi d'amore (1964), il talento di P. si è dispiegato sia nel Vangelo secondo Matteo (1964), sacra rappresentazione laica di un Cristo giustiziere immesso nel sottosviluppo del Meridione, sia in Uccellacci e uccellini (1966), apologo tragicomico sulla crisi del marxismo vissuta dall'interno. Il tema del primitivo, del barbarico, quale contraltare al consumismo, si affaccia prepotente in Edipo re (1967), Teorema (1968), Porcile (1969), Medea e Appunti per un'Orestiade africana (1970): tragedie greche calate anche nel Terzo Mondo e testimonianze di una rinuncia alla contemporaneità. Il recupero, negli anni Settanta, è tentato attraverso i classici della letteratura, privilegiando la componente carnale dell'uomo: è la cosiddetta “trilogia della vita”, che si distende nel Decameron (1971), con funebri accenti nei Racconti di Canterbury (1972) e con più sereno equilibrio nel Fiore delle Mille e una notte (1974). Poco prima di essere ucciso P. girò il discusso Salò o le 120 giornate di Sodoma, lucido attacco alla borghesia come matrice del fascismo e della violenza. BibliografiaP. C. Lazagna, Pasolini, Bologna, 1970; S. Petraglia, Pier Paolo Pasolini, Firenze, 1974; G. Ferretti, Pasolini: l'universo orrendo, Roma, 1976; Autori Vari, Per conoscere Pasolini, Roma, 1978; A. Bertini, Teoria e tecnica del film in Pasolini, Roma, 1979; D. Bellezza, Morte di Pasolini, Milano, 1981; E. Siciliano, Vita di Pasolini, Milano, 1981; L. Martellini, Introduzione a Pasolini, Bari, 1989; S. Casi, Pasolini un'idea di teatro, Udine, 1990.

 

 

Rassegna del Fondo Antonio Piromalli / Pasolini / p. 1
Note intorno a "Volgar'eloquio"
(origine e contesto della lezione-dibattito di Pier Paolo Pasolini)
http://www.antoniopiromalli.it/rass_Pasolini_index.htm 
http://www.antoniopiromalli.it/rass_Pasolini_2_MinPI.htm 

Il volume Volgar'eloquio ha origine da una lezione-dibattito tenuta da Pasolini, proprio pochi giorni prima della morte, intorno al tema delle culture e delle lingue subalterne.
Antonio Piromalli e Domenico Scafoglio furono i curatori della trascrizione e della edizione originale (Napoli, Athena, 1976). Questa medesima trascrizione, identica anche nei tagli operati su alcuni interventi del pubblico, viene presentata - ma "a cura di Gian Carlo Ferretti" - anche nella edizione di Editori Riuniti (Roma, 1987). Volgar'eloquio viene infine inserito nella raccolta di saggi dei Meridiani Mondadori (1999).

La lezione tenuta da Pasolini faceva parte di un Corso di aggiornamento per docenti - provenienti da ogni regione - organizzato presso il Liceo Classico “Giuseppe Palmieri” di Lecce dal Ministero della Pubblica Istruzione (Direzione Generale Istruzione Classica, Scientifica e Magistrale, Ufficio Aggiornamento Insegnanti e Metodi).
La sessione di lavoro, tenutasi dal 20 al 26 ottobre 1975, verteva sul tema “Dialetto e scuola” ed era stata ideata ed organizzata da Antonio Piromalli, che all’epoca svolgeva la mansione di ispettore centrale del Ministero conducendo un’opera di rinnovamento delle didattiche disciplinari. Attraverso l’Ufficio ministeriale A.I.M. Piromalli aveva già organizzato un gran numero di corsi e seminari per docenti e per presidi, ed in particolare una serie di sessioni sui temi dei dialetti, delle lingue e delle culture minoritarie in funzione del loro concreto inserimento nella pratica didattica delle scuole superiori.

La direzione di questo corso di Lecce venne assunta da Piromalli insieme con Gustavo Buratti (presidente dell' AIDLCM - Associazione internazionale per la difesa delle lingue e delle culture minacciate). I due misero a punto un programma di lavoro vario e corposo, che prevedeva la partecipazione di relatori come Pier Paolo Pasolini, Giuseppe Barbiellini Amidei, Ulderico Bernardi, Camillo Brero, Alberto Sobrero, Orlando Spigarelli. A ciascuna delle lezioni seguiva un dibattito e, nel pomeriggio, la redazione di documenti organizzata per gruppi di studio.

 

La lezione - dibattito di Pasolini dal titolo "Volgar'eloquio" ha luogo a Lecce durante la mattina del 21 ottobre 1975. Per l'occasione viene utilizzata l’aula magna del Liceo Classico affinché oltre ai docenti "corsisti" possano partecipare anche gli studenti.
L'incontro è introdotto e moderato da Piromalli, ed inizia con la lettura, da parte di Pasolini, del monologo finale del suo dramma Bestia da stile (all'epoca ancora inedito).
Tra i primi versi che Pasolini legge compare l'espressione volgar'eloquio, scelta dall'autore come titolo del suo intervento (titolo riportato anche nel programma ufficiale del corso, già ciclostilato dal Ministero della Pubblica Istruzione).
Ma dopo questa breve premessa, Pasolini propone di passare immediatamente al dibattito: la "lezione" si sviluppa quindi attraverso le risposte dello scrittore ai quesiti e ai dubbi proposti da docenti e studenti.

 

La registrazione audio dell'intera lezione-dibattito è conservata presso questo Fondo Antonio Piromalli (ed anche presso l'Archivio Pier Paolo Pasolini di Bologna e l'Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea di Vercelli).

 

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Autore del sito Paolo Pegoraro (breve biografia)
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