DIALETTO
  o lingua materna, è uguale  

"Le lingue dal punto di vista fonetico sono migliaia, mentre dal punto di vista psicologico ne esistono solo due: la lingua materna o primaria e tutte l’altre lingue messe insieme o seconde". Ludwig Wittgenstein

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Maurizio Pistone, Lingua e dialetto - Dialetti sì o no?

 

 

Maurizio Pistone 

Esistono due mentalità, fra di loro difficilmente comunicanti.
Una: « il mondo è bello perché è vario »; la diversità, anche linguistica, delle persone, è una grande ricchezza, che rende interessante e quindi ci fa amare di più l'umanità. Di questo io sono profondamente convinto.

L'altra: « per capirci dobbiamo essere il più possibile tutti uguali ».
Perché non mi piace? In primo luogo, per una sorta di repulsione istintiva: tutti uguali, che noia!
Poi, facile dire « tutti uguali »; ma se uno proprio insiste, e vuol essere diverso, che facciamo: lo sbattiamo in prigione? Lo mandiamo in un campo di rieducazione per devianti (mentali, linguistici, religiosi ecc.)?

 

Lingua e dialetto

 

Dialetti sì o no?

La questione: dialetti sì, dialetti no, non può essere risolta con argomenti puramente razionali, ma dipende anche da nostre scelte emotive e da esperienze personali.

Esistono due mentalità, fra di loro difficilmente comunicanti.
Una: « il mondo è bello perché è vario »; la diversità, anche linguistica, delle persone, è una grande ricchezza, che rende interessante e quindi ci fa amare di più l'umanità.
Di questo io sono profondamente convinto.

L'altra: « per capirci dobbiamo essere il più possibile tutti uguali ».
Perché non mi piace? In primo luogo, per una sorta di repulsione istintiva: tutti uguali, che noia!
Poi, facile dire « tutti uguali »; ma se uno proprio insiste, e vuol essere diverso, che facciamo: lo sbattiamo in prigione? Lo mandiamo in un campo di rieducazione per devianti (mentali, linguistici, religiosi ecc.)?

Infine, ho parlato di esperienze personali.
Un momento di svolta cruciale nella morte dei dialetti si è avuto negli anni '60. Io, che li ho visti da vicino, me li ricordo come una specie di rullo compressore: prima il boom economico e la prima ondata di consumismo, poi le bandiere rosse del '68 hanno, più o meno consapevolmente, portato ad una quasi totale omologazione della società italiana secondo un modello pseudo-americaneggiante.
I danni sono sotto gli occhi di tutti: provincialismo, povertà culturale, una falsa uguaglianza che in realtà è livellamento verso il basso e mortificazione di ogni aspetto creativo della nostra civiltà.
Questo degrado è in gran parte irrimediabile. Proprio per questo dobbiamo aggrapparci, come ad una reliquia miracolosa, ad ogni elemento di varietà culturale, linguistica ecc. che ci sia rimasto.

http://www.mauriziopistone.it/testi/discussioni/dialetti_1.html 

 

 

Lingua e dialetto nella storia

Tra lingua e dialetto non vi è una differenza di tipo linguistico, ma di status; o per lo meno così è all'inizio. La lingua ha un carattere di ufficialità che invece viene negato al dialetto; e questo nasce da cause puramente storiche e sociali.
Infatti una medesima forma di espressione può essere, a seconda delle epoche e delle zone, classificata come lingua o come dialetto.
Il portoghese è la lingua ufficiale del Portogallo; ma in Galizia, il gallego, che è la stessa cosa, è (o era fino a poco fa) un dialetto locale.
Emblematico il caso dell'occitano: dal XII secolo agli inizi del XIV fu una delle principali lingue di cultura d'Europa, tanto da essere correntemente usato anche al di fuori della sua zona d'origine, dalla Catalogna al nord Italia. Improvvisamente, per vari motivi storici, fu relegato a forma di espressione locale, popolare. Nell'800 si tentò di farlo rivivere come lingua letteraria, tentativo che dura tuttora, ma che non è riuscito a frenare la sua decadenza.
Qualcosa del genere è capitato in Italia con il siciliano.
Però questa differenza di status ha a sua volta un pesante riflesso di tipo linguistico.
Le lingue ufficiali, proprio in quanto tali, assumono una ricchezza lessicale e una formalizzazione grammaticale che invece i dialetti gradatamente perdono. È vero che all'inizio il toscano non aveva particolari caratteristiche che lo rendessero preferibile al siciliano, all'umbro, al lombardo, al veneto (solo per indicare parlate che, intorno al 1250-1300, ebbero importanti manifestazioni letterarie); ma ormai la trasformazione è irreversibile. Io non saprei tradurre la Divina Commedia o la Critica della ragion pratica in piemontese; forse Tòni Bodrìe ci riuscirebbe, ma risulterebbe incomprensibile alla stragrande maggioranza degli stessi piemontesi. (Tòni Bodrìe è uno dei più grandi poeti del '900; purtroppo è l'unico in grado di capire le sue stesse poesie e di tradurle in italiano).
La standardizzazione della lingua ufficiale la rende più o meno uniforme su un'area geografica molto vasta; invece, uno dei caratteri più affascinanti (e più scomodi per l'uso pratico) dei dialetti è l'estrema varietà locale. Già Dante rilevava che nella città di Bologna si parlavano sei dialetti diversi, a seconda dei diversi borghi della città. La stessa situazione si verifica ancora adesso là dove il dialetto è vivo e vitale; vi sono paesini di montagna di poche centinaia di abitanti in cui la pronuncia permette di distinguere immediatamente quelli che vengono dalle borgate alte da quelli che vengono dal capoluogo. Certo, se si decidesse che il piemontese è la lingua ufficiale del Piemonte (cosa del tutto improbabile), occorrerebbe stabilire quale piemontese: se si scegliesse quello della tradizione letteraria scritta (ne abbiamo una, piccolina, anche noi) sicuramente nascerebbero movimenti autonomisti nelle Langhe, nel Canavese, nel Monferrato a rivendicare la nobiltà e la venustà della loro favella (per non parlare delle zone occitane, walser e franco-provenzali).

http://www.mauriziopistone.it/testi/discussioni/dialetti_2.html 

 

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Lunedì 5 aprile 1999    scrivimi@mauriziopistone.it    strenua nos exercet inertia    Hor.
http://www.mauriziopistone.it/testi/linguaitaliana.html
http://www.mauriziopistone.it/index.html
 
 

 

 

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 o lingua materna, è uguale. 

"Le lingue dal punto di vista fonetico sono migliaia, mentre dal punto di vista psicologico ne esistono solo due: la lingua materna o primaria e tutte l’altre lingue messe insieme o seconde". Ludwig Wittgenstein

 

Autore del sito Paolo Pegoraro (breve biografia)
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