DIALETTO
  o lingua materna, è uguale  

"Le lingue dal punto di vista fonetico sono migliaia, mentre dal punto di vista psicologico ne esistono solo due: la lingua materna o primaria e tutte l’altre lingue messe insieme o seconde". Ludwig Wittgenstein

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Daniel Nettle e Suzanne Romaine, Voci del Silenzio

 

 

Daniel Nettle e Suzanne Romaine

Laddove le comunità non possono prosperare, la loro lingua è in pericolo, e quando perdono i loro parlanti, le lingue muoiono....

La morte di una lingua è il sintomo di una morte culturale: con la morte di una lingua scompare un modo di vivere. 

 

Alcuni passi dal libro 
"VOCI DEL SILENZIO -sulle tracce delle lingue in via di estinzione"
di Daniel Nettle e Suzanne Romaine  - Roma, Carocci, 2001

 

"La nostra sopravvivenza nel futuro dipenderà dalla nostra capacità di cogliere il legame tra noi e il nostro ecosistema locale..."

Indice:
I contenuti del libro Voci del silenzio
Come muoiono le lingue e perché?
L'ecologia della lingua
Diritti linguistici e diritti umani
Note
Autori

contenuti

I contenuti del libro Voci del silenzio

L'opinione pubblica e la grande stampa internazionale non sembrano ancora essersene accorte, ma l'estinguersi delle lingue rappresenta uno dei fenomeni più preoccupanti del mondo in cui viviamo.
Metà delle lingue conosciute sono svanite nel nulla negli ultimi cinque secoli, e oggi questa tendenza storica sembra avere assunto le proporzioni di un diluvio. Se le stime attuali varranno confermate, circa la metà delle lingue nel mondo potrebbe estinguersi nel corso dei prossimi cento anni. Quali sono le cause di questo sempre più rapido processo di estinzione? Perché dobbiamo preoccuparcene? E cosa possiamo fare per arrestarlo? Sono queste alcune delle domande che guidano Daniel Nettle e Suzanne Romaine in un viaggio affascinante e drammatico alla scoperta di una realtà ancora quasi del tutto sconosciuta al grande pubblico. L'estinzione delle lingue - sostengono i due studiosi - non è una fatalità di cui banalmente dolersi. Al contrario, è la spia di una tendenza più generale che investe l'intero ecosistema mondiale. E in una società sempre più attenta alla tutela dell'ambiente e delle risorse naturali, nessuno dovrebbe essere indifferente alla tutela delle voci che rappresentano un prezioso patrimonio dell'umanità. 

 

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Come muoiono le lingue e perché?

Abbiamo impiegato termini come "morte" ed "estinzione" in relazione alle lingue, così come farebbe un biologo parlando di specie animali. Questo può suonare strano o inappropriato. Che giustificazione abbiamo per farlo? Dopo tutto, le lingue non sono organismi viventi che possono nascere e morire, come le farfalle e i dinosauri, non sono vittime di vecchiaia o di malattie e non hanno alcuna esistenza tangibile alla stregua di alberi o persone. Nella misura in cui si può dire che una lingua esista, il luogo in cui questo accade deve trovarsi nella mente delle persone che la usano. In un altro senso, tuttavia, la lingua può essere considerata come un'attività, un sistema di comunicazione tra esseri umani. Una lingua non è un'entità che si mantiene da sola, ma è qualcosa che esiste solo laddove esiste una comunità che la parla e la trasmette. Una comunità di persone può esistere solo in un ambiente che le permette di vivere e nel quale è possibile reperire i mezzi per la sopravvivenza. Laddove le comunità non possono prosperare, la loro lingua è in pericolo, e quando perdono i loro parlanti, le lingue muoiono ...

   ...   La diversità linguistica è dunque un banco di prova della diversità culturale. La morte di una lingua è il sintomo di una morte culturale: con la morte di una lingua scompare un modo di vivere. I destini delle lingue sono legati a quelli dei loro parlanti: la decadenza e la morte di una lingua si verificano come reazione alle diverse pressioni - di ordine sociale, culturale, economico e persino militare - esercitate su una comunità. Ogni qualvolta una lingua cessa di esercitare una particolare funzione, essa è destinata a perdere terreno a favore di un'altra lingua che prende il suo posto. La morte sopraggiunge quando una lingua ne sostituisce un'altra nella totalità della sua sfera funzionale, e i genitori non la trasmettono più ai figli.   ...

 

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L'ecologia della lingua

"La lotta tra gruppi dominanti e gruppi dominati per il diritto a sopravvivere comprende quella che chiamo “l’ecologia della lingua”. Con questa espressione intendo dire che il mantenimento della lingua fa parte dell’ecologia umana." 
Einar Haugen

Nei tre capitoli precedenti abbiamo visto come il mondo contenga una diversità di lingue e di popoli di gran lunga maggiore di quanto pensi la maggior parte di noi. Questa diversità risulta oggi gravemente minacciata. Nei prossimi tre capitoli, spiegheremo come si sia determinata questa situazione. Non è possibile comprendere la ragione per la quale le lingue muoiono senza comprendere anche qual'è l’altra faccia della medaglia; senza comprendere cioè la ragione per cui un così grande numero di lingue diverse si sono sviluppate e mantenute in vita nel corso della storia umana. In questo capitolo vedremo dunque in che modo si determina la diversità linguistica, quali sono le forze che la mantengono e quali i fattori che possono distruggerla. 

Le lingue non vivono nel vuoto. In realtà il termine ecologia si rivela particolarmente adatto nel caso delle lingue, e da vari punti di vista. La parola deriva dal greco oikos, che significa “casa”. Una lingua può prosperare soltanto nella misura in cui vi sia una comunità vivente che la parla e che in famiglia la trasmette dai genitori ai figli. Una comunità può funzionare soltanto laddove esistano un ambiente dignitoso dove vivere e un sistema economico sostenibile. Comprendere perché nascono e perché muoiono le lingue, allora, comporta un’analisi non soltanto delle lingue in se stesse ma anche di tutti gli aspetti della vita delle persone che le parlano. Questo è ciò che intendiamo quando parliamo di una visione ecologica della società: le persone sono attori in un campo complesso i cui confini sono posti dalla geografia fisica e dalle risorse naturali, dalla conoscenza e dalle opportunità di cui dispongono e dal comportamento di altri intorno a loro. Una lingua si iscrive in una matrice sociale e geografica nello stesso modo in cui una specie rara si inserisce in un ecosistema. Un moderato cambiamento ambientale può provocare estinzioni a cascata, con l’aumento delle pressioni esercitate sulle specie legate tra loro.
Kirtland

Consideriamo per esempio il caso del raro uccello canterino di Kirtland, del quale rimane in vita soltanto qualche centinaio di esemplari. Vive soltanto in sei contee del Michigan, dove si trova l’habitat di cui ha bisogno: pini di un’età compresa tra i cinque e i sei anni in un terreno sabbioso. Se per qualche motivo i pini dovessero essere minacciati o distrutti, a causa di cambiamenti climatici o disboscamenti, l’uccello canterino di Kirtland scomparirebbe.
Un principio analogo si applica a! caso della morte linguistica. 

morte

La decadenza di una lingua anticipa la fine del Popolo che la parla.

Una piccola modifica dell’ambiente sociale, come la perdita del controllo sulle risorse a vantaggio di esterni, può avere drastiche conseguenze che si trasferiscono immediatamente agli ambiti della cultura e della lingua. Alla fine del 1987, per esempio, fu trovato l’oro nei territori occupati da 8.ooo indios Yanomami che abitavano le foreste del Brasile del nord. Nell’arco di otto mesi la regione si riempì di 30.000 cercatori che arrivarono per arricchirsi. Il governo brasiliano ha affermato che dall’inizio della corsa all’oro è morto almeno un indio al giorno, sostenendo tuttavia di non avere i mezzi per fermare questo massacro.
Le cause principali della scomparsa delle lingue non sono dunque esse stesse di natura linguistica. Come abbiamo indicato nel CAP. I l’uso di una lingua rappresenta piuttosto una cartina di tornasole per ciò che accade più in generale nella società. Laddove si modifica l’uso linguistico, è in corso un rivolgimento sociale a un livello più profondo, che può avere cause ambientali, economiche o politiche. Il carattere rivelatore di una lingua è una proprietà di enorme importanza, perché la perdita di una lingua — come la morte del canarino di un minatore — è un indicatore affidabile di tensioni meno visibili su cui potrebbe essere necessario indagare. Questa è una delle ragioni per le quali percepiamo il tema della perdita delle lingue come un argomento di grande importanza.   ...

 

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Diritti linguistici e diritti umani

I moderni stati-nazione europei che emersero nel XIX secolo si basavano sul principio di un’unica lingua nazionale. A causa dell'identificazione tra identità nazionale e integrità linguistica, la diversità linguistica in Europa ha finito per essere limitata alle zone di confine. Nell’opera di definizione dei confini nazionali e nei conseguenti aggiustamenti determinati dagli esiti delle guerre, alcuni popoli si sono ritrovati dalla parte sbagliata del confine (come la comunità di lingua ungherese nell’attuale Austria), o si sono ritrovati dispersi in svariati stati-nazione (come i Baschi in Spagna e in Francia o i Macedoni in Grecia, Bulgaria e Repubblica jugoslava della Macedonia). L’estensione della sovranità nazionale della Grecia su parti di territorio macedone fu accompagnato da misure particolarmente aggressive dirette a!l’ellenizzazione della popolazione di lingua slava, tra cui il divieto di usare in pubblico qualunque lingua che non fosse il greco. Le persone potevano essere multate, imprigionate o costrette a bere olio di ricino, e i bambini potevano ricevere punizioni corporali a scuola, se venivano sorpresi a parlare la propria lingua.
Sebbene 25 dei 36 stati-nazione europei moderni siano ufficialmente monolingui, la maggioranza di essi ospitano delle minoranze, sia indigene sia non indigene, le cui lingue non hanno lo stesso status e gli stessi diritti di quelli riconosciuti alle lingue ufficiali. Questo fenomeno può essere considerato come una forma di colonialismo interno, che impone il peso del bilinguismo a coloro che vivono alla periferia.
Questo modello di stato-nazione centralizzato, basato su un’unica lingua, è stato successivamente esportato nel resto del mondo. Esso tuttavia non riflette il modo in cui il mondo è fatto naturalmente, né è sorto spontaneamente rivelandosi superiore alle alternative indigene; esso è stato imposto con la forza del colonialismo monopolistico. Le politiche internazionali di questo secolo hanno sempre difeso gli stati-nazione, armando e sostenendo le loro elite centrali e chiudendo un occhio su quello che facevano nei confronti dei popoli periferici. Questo riflette il desiderio dei governi dei paesi sviluppati che le risorse del mondo siano controllate da un ristretto gruppo di docili clienti, e non riflette sempre le esigenze e le aspirazioni delle persone comuni, poiché i confini di molte nazioni tropicali sono completamente prive di una legittimazione storica o di ragionevolezza economica. L’ascesa degli stati-nazione in Africa, per esempio, ha imposto alle persone comuni una burocrazia parassitaria e ha indebolito le più efficienti strategie di sopravvivenza nelle parti marginali del continente, come la capacità da parte dei nomadi di spostarsi per centinaia e talvolta migliaia di chiometri in cerca di acqua e di cibo per i loro animali. Nel frattempo, le politiche fiscali dei governi hanno spinto verso la coltivazione di specie vegetali di largo consumo, a spese di piante adatte alle esigenze locali, e le scuole governative hanno costretto i bambini a un apprendimento delle lingue occidentali piuttosto che delle lingue delle loro comunità.   ...

 

 

  ...   Pochi sanno che le quasi 100 lingue autoctone parlate un tempo in quella che oggi è la California sono prossime all’estinzione. Oppure che gran parte delle 250 lingue aborigene dell’Australia sono ormai scomparse. Di fatto, almeno la metà delle lingue parlate oggi sul pianeta probabilmente non esisterà più fra cento anni. Che fine fanno quelle voci? Dovremmo forse allarmarci per la scomparsa della diversità linguistica?

Secondo gli autori di Vanishing Voices sembra che il fenomeno sia ben più che inquietante. Tracciando un parallelo fra la sopravvivenza della diversità linguistica e la questione ambientale, la scomparsa delle lingue viene collocata nel quadro di un più ampio scenario semi-catastrofico di collasso dell’ecosistema planetario. Di fatto, gli autori sono convinti che la lotta per preservare le preziose risorse ambientali del pianeta – come le foreste pluviali – sia indissolubilmente legata alla lotta per garantire la sopravvivenza di culture diverse, e che le cause della morte di una lingua, come per la distruzione della natura, dipendono dalla concomitanza di determinati fattori politici e ambientali. 

 

   ...

 

Nettle e Romaine si levano in difesa delle lingue in pericolo, e allo stesso tempo rendono omaggio agli ultimi locutori [1] di idiomi morenti, come Red Thundercloud (nuvola-di-tuono-rosso), un nativo americano della Carolina del Sud; Ned Mandrell, con cui morì la lingua manx nel 1974; e Arthur Bennett, un australiano, l’ultima persona in grado di spiccicare più di qualche parola di mbabaram.
Le nostre lingue custodiscono le conoscenze accumulate dall’umanità. In realtà, ogni lingua è un tesoro unico di esperienza. Vanishing Voices è un appello a preservare queste risorse, prima che sia troppo tardi. 

I capitoli iniziali (1-2) descrivono quali sono le lingue che stanno scomparendo nel mondo. Gli autori si concentrano poi ( 3-4) sulla diversità linguistica (le lingue parlate nel mondo sono migliaia) in rapporto all'ambiente in cui sono nate.
I capp. 5 e 6 delineano un ampio quadro generale della scoperta dell'agricoltura e della rivoluzione industriale nei termini delle conseguenze che esse hanno determinato sulla diffusione delle lingue e sui parlanti.
Una volta identificate le principali forze che minacciano attualmente le lingue (gli Autori parlano di una dicotomia "metropolitano vs. periferico"), i due capitoli finali si concentrano sulle strategie di pianificazione volte a favorire la sopravvivenza della diversità biolinguistica nel mondo.

"Il vocabolario di una lingua è un inventario degli elementi che una cultura ha categorizzato e dei quali parla per dare un senso al mondo e per sopravvivere in un ecosistema locale." - pag. 82
"Nella sua accezione più generale, la scienza nel suo complesso non fa che attribuire nomi e categorizzare le cose che troviamo nel mondo intorno a noi, costruendo teorie al fine di spiegarle. Poiché la lingua fa lo stesso tipo di lavoro, possiamo pensare ad essa come a un modo di appropriarsi del mondo esterno e di sviluppare un simbolismo che lo rappresenti in modo da poterne parlare e da poter pensarci su. Abbiamo visto come le lingue indigene in molte parti del mondo siano una sorta di botaniche verbali. È proprio questo il motivo per il quale la perdita di queste lingue dotate di una ricca ed accurata conoscenza dell'ambiente rappresenta un autentico dramma." - pag. 94
"[Ci si imbatte spesso nella tesi] secondo cui gli europei hanno conquistato il loro maggior potere grazie all'industria e alla scienza. Come vedremo in questo capitolo, gli europei hanno prevalso su molti popoli indigeni a causa della diffusione di certe malattie. Essi non si erano "guadagnati" queste malattie (o la resistenza ad esse) con la loro industria e anzi non avevano idea del perché le avessero o, spesso, del perché i popoli nativi ne morissero. Le malattie degli europei, e il vantaggio degli europei in termini numerici, derivano in ultima analisi dalla creazione del sistema agricolo eurasiatico, altamente produttivo, migliaia di anni fa. Ma anche questo non fu tanto un trionfo dello spirito europeo, quanto un colpo di fortuna biogeografico." - pag. 130 

 

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NOTA
[1]   Locutore - sm. (f. -trice) [sec. XX; da locutus, pp. di loqui, parlare]. Chi usa una certa lingua, parlante (spec. nel linguaggio tecnico delle discipline linguistiche).

autori

Gli AUTORI
Daniel Nettle ha conseguito il dottorato "Ph. D." in Antropologia allo University College di Londra.
Suzanne Romaine è una linguista ed insegna Inglese all'Università di Oxford.
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NOTA BIBLIOGRAFICA
Voci del Silenzio. Sulle tracce delle lingue in via di estinzione
Daniel Nettle, Suzanne Romaine
Oxford University Press, 2000; trad. it. Carocci, 2001
Ed. or.: Vanishing Voices: the Extinction of the Wolrd's Languages.
Oxford Un. Press, 2000

 

URL:
benettontalk
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 o lingua materna, è uguale. 

"Le lingue dal punto di vista fonetico sono migliaia, mentre dal punto di vista psicologico ne esistono solo due: la lingua materna o primaria e tutte l’altre lingue messe insieme o seconde". Ludwig Wittgenstein

 

Autore del sito Paolo Pegoraro (breve biografia)
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