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   DON CORNELIO GEREMIA

Pleura e pleurite

Pleura
sf. [sec. XVII; dal gr. pleurá, fianco]. 1) In anatomia, membrana sierosa che avvolge i polmoni indipendentemente l'uno dall'altro racchiudendoli come in un sacco (v. oltre). 2) In zoologia: A) parete di tessuto mesodermico (mesotelio) che circonda la cavità celomatica; si riconoscono due p.: la somatopleura, che fascia internamente la parete del corpo, e la splancnopleura, che circonda il tubo digerente. B) Negli Artropodi, parte laterale (rispettivamente destra e sinistra) della cuticola chitinosa che ricopre i singoli metameri. § Ogni p., ripiegandosi su se stessa, in corrispondenza dell'ilo polmonare, risulta costituita da due foglietti: quello più interno, o viscerale, è intimamente accollato alla superficie del polmone, quello esterno, o parietale, tappezza invece le pareti interne della cassa toracica, e, secondo i suoi rapporti con altre formazioni anatomiche, viene distinto in tre porzioni: costosternale, diaframmatica, mediastinica. Fra i due foglietti pleurici è compresa una cavità virtuale (cavità pleurica) contenente una piccola quantità di liquido sieroso (liquido pleurico). Nella p. si distinguono uno strato di endotelio, detto mesotelio (che costituisce la superficie volta verso il cavo pleurico), e uno strato di tessuto connettivo fibroso ricco di fibre elastiche. La funzione della p., oltre a facilitare lo scorrimento del polmone sulle pareti toraciche, è quella di cooperare alla realizzazione degli atti respiratori, poiché durante la dilatazione della cavità toracica, provocata dall'azione dei muscoli inspiratori, la p. parietale, seguendo i movimenti delle pareti stesse, provoca una pressione negativa nel cavo pleurico, che viene rapida mente compensata dall'espansione del polmone, il quale può in tal modo assumere l'aria dall'esterno. 

Pleurite
sf. [sec. XVII; da pleura+ -ite]. Processo infiammatorio, acuto o cronico, delle sierose pleuriche. Le p. hanno nella grande maggioranza dei casi un'origine infettiva: i germi patogeni arrivano alla pleura per propagazione diretta, per contiguità o per metastasi. Dal punto di vista eziologico, le p. hanno diversa origine: un gruppo rilevante è di natura tubercolare per l'impianto di micobatteri provenienti da focolai, polmonari e non, più spesso inapparenti; un altro gruppo è quello delle p. batteriche, mentre più rare sono le p. di origine virale, il più delle volte difficilmente diagnosticabili, e più rare ancora quelle micotiche. Di rilevante importanza sono inoltre le p. di natura non infettiva tra le quali si possono annoverare quelle da ipersensibilità (allergiche), dovute al verificarsi di reazioni immunitarie in risposta a una notevole varietà di antigeni, molti dei quali sconosciuti, altri invece noti (bacillo tubercolare, parassiti, lieviti). Altre p. non infettive sono quelle traumatiche, conseguenti a traumi del torace chiusi o aperti o anche a interventi chirurgici demolitivi, e le p. neoplastiche, espressione di una reazione della pleura alla presenza di tumori maligni, del polmone, della pleura stessa oppure di metastasi di processi neoplastici in altre sedi (p. es. cancro della mammella). In rapporto alla sede e all'estensione della flogosi pleurica si considerano p. mono- e bilaterali (p. doppia) diffuse e circoscritte, con interessamento della regione diaframmatica (p. diaframmatica), di quella apicale (p. apicale), di quella mediastinica (p. mediastinica), delle scissure interlobari (p. interlobare, delle scissure, scissurite), ecc. Sul piano morfologico, le p. vengono distinte in: p. fibrinose o secche, nelle quali la fibrina ricopre come una sottile membrana tutta la cavità pleurica o larga parte della pleura viscerale, o la zona di questa corrispondente al focolaio flogistico parenchimale; p. sierofibrinose, molto spesso di origine tubercolare e di più comune riscontro, caratterizzate dalla presenza di essudato (da pochi cm3 fino a 5-6 litri) di colore giallognolo, contenente fibrina ed elementi cellulari alterati; la cavità pleurica risulta ricoperta da uno strato grigio-giallastro di fibrina; quando il versamento è abbondante gli spazi intercostali sono allargati e il polmone è schiacciato e atelettasico; se l'essudato resta circoscritto da aderenze si forma una p. incapsulata; p. emorragiche, con versamento ematico causato di solito dalla tubercolosi o da tumori maligni della pleura; p. purulente, dette pure empiema pleurico; p. putride, caratterizzate da scarso essudato brunastro di odore fetido. La sintomatologia delle p. varia secondo i diversi tipi: nelle forme secche si riscontra dolore toracico puntorio che aumenta con i movimenti respiratori, ridotta dilatazione inspiratoria nell'emitorace interessato, tosse stizzosa e dolorosa, febbricola serotina; si può avere la guarigione in pochi giorni o la trasformazione in p. sierofibrinosa con riacutizzazione dei sintomi; il decorso in questo caso è di 2-3 mesi; le p. purulente insorgono in forma acuta con brividi e febbre di tipo settico, dolori, tosse secca, profusa sudorazione. Le p. sierose, sierofibrinose, purulente (se lievi), se curate possono riassorbirsi senza lasciare tracce; diversamente si forma un tessuto di granulazione che sostituisce la fibrina, determinando estese aderenze tra pleura viscerale e pleura costale (sinechie parziali o totali). La diagnosi si formula con l'indagine clinica, radiologica e di laboratorio (esame dell'essudato prelevato con toracentesi). La terapia delle p. deve essere fondamentalmente diretta a combattere l'agente causale, il che si traduce, in quelle infettive, nell'approntare una cura antibiotica mirata sulla base della identificazione del germe (effettuabile sul liquido pleurico prelevato con toracentesi) e in quelle non infettive nell'eliminare come prima cosa il fattore causale instaurando comunque un trattamento antibiotico. Alla terapia eziologica va poi affiancata una terapia di supporto (trattamento del dolore, della tosse, toracentesi evacuativa, indicata quando la quantità di liquido è copiosa). La toracentesi terapeutica, oltre che evacuativa, è anche mezzo di cura farmacologico, in quanto possono essere introdotti nel cavo pleurico farmaci (antibiotici e corticosteroidi). Nella fase della convalescenza è opportuno completare il trattamento con uno o più cicli di fisioterapia respiratoria. 

da GEDEA, Enciclopedia Multimediale De Agostini