"Le lingue dal punto di vista fonetico sono migliaia, mentre dal punto   
di vista psicologico ne esistono solo due: la lingua materna o   
primaria e tutte l’altre lingue messe insieme o seconde".   
Ludwig Wittgenstein    

Alfabeto fonetico unitario JGY del ceppo linguistico veneto  [ISO/DIS 639-3: vec]
e alfabeto fonetico internazionale AFA per tastiere dattilofoniche verbali

 

 

 

 

Sito culturale veneto

Detti sui dialetti di celebri studiosi

 

 

Scrivimi

 

 

 

A  B C  D  E  F  G  H  I  J  K  L  M  N  O  P  Q  R  S  T   U  V  Z

 

 

A

 

Accento fonico

è l'accento che si pone sulle vocali /e/ e /o/ toniche per indicare se hanno suono aperto (e allora si userà l'accento grave  è e ò), o suono semichiuso (e allora si userà l'accento circonflesso ê e ô) oppure suono chiuso (e allora si userà l'accento acuto é e ó) rispettando, ovviamente, le regole stabilite per la limgua in questione.

 

Accento grafico

è l'accento che si può porre sulla vocale della sillaba tonica per indicare che è la sillaba accentata. 

 

Accento tonico 

(o semplicemente accento) è l'accento che mette in evidenza una sillaba della parola colpendone la vocale. Tutte le parole hanno questo accento, tranne le cosiddette enclitiche e proclitiche;

 

AFA

Alfabeto Fonetico Asolano. Sistema dattilofonico e dattilografico con 58 fonemi abbinati alle combinazioni ottenute premendo 6 tasti di tastiere foniche e grafiche dotate di contattiera combinatoria brevettata nel 2011 con il Titolo: “Contattiera elettromeccanica a deviatori multipolari con tante uscite elettriche pari alla somma dei deviatori più tutte le loro combinazioni”.

 

AFI

Alfabeto Fonetico Internazionale, sinonimo di IPA

 

affricata

consonante che inizia con un’articolazione di tipo occlusivo, a cui segue un’articolazione di tipo fricativo (p. es., la zh sorda, che equivale a t + s). 

 

alfabeto fonetico

 sistema ortografico in cui vige il principio che a una stessa scrittura corrisponde una stessa pronuncia.

 

allòfono

agg. e sm. [dal gr. allóphonos]. In generale, di chi parla una lingua straniera. In fonematica, indica le varianti fonetiche di un medesimo fonema, come possono essere i diversi aspetti che uno stesso fonema assume meccanicamente in relazione alla sua posizione nel corpo della parola. Da questo punto di vista in italiano la nasale velare (AFA = /n'/, IPA = [ŋ]) non è un fonema, ma un a. della nasale dentale (AFA = /n/, IPA = [n]) in quanto in italiano non esistono coppie di parole che si distinguono per avere una la nasale velare e l'altra la nasale dentale. In inglese invece la nasale velare è un vero fonema (si può vedere l'opposizione fonematica delle due nasali inglesi nella coppia di parole sing, cantare, e sin, peccare). Leggi anche opposti fonematici e foni sospesi

alveolare

di articolazione in cui la lingua si avvicina o tocca gli alveoli degli incisivi superiori (l, n).

anteriore

articolazione effettuata nella parte anteriore della cavità orale (vocali è, é, i).

aperta

vocale nella cui pronuncia la distanza fra la superficie superiore della lingua e il palato è maggiore (è, a, ò).

arrotondata

vocale pronunciata con arrotondamento delle labbra (ó, u).

ASIS

Atlante Sintattico dell'Italia Settentrionale, CNR Centro di Studio per la Dialettologia Italiana, Università di Padova.

aspirazione

soffio espiratorio articolato principalmente nella laringe (fh).

atono

privo di accento.

 

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B

 

bilabiale

consonante articolata con l'opposizione delle labbra (b, m, p)

 

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C

 

centrale

di vocale articolata nella parte centrale della cavità orale (a).

chiusa

vocale nella cui pronuncia la distanza tra la superficie del palato e della lingua è piccola (i, é, ó. u).

complemento

s. m. 1 Elemento che, aggiunto ad altri, serve a completare un tutto.

 

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D

 

dentale

Consonante articolata con l’appoggio della punta della lingua ai denti anteriori (d t).

 

dittongo

In fonetica, un dittongo (greco δίφθογγος, "díphthongos", "con due suoni") è una combinazione di due vocali costituita da un rapido spostamento da un vocoide a un altro, spesso interpretato da chi ascolta come una vocale unica, cioè un singolo fonema vocalico. Mentre i vocoidi semplici o monottonghi sono descritti come foni statici, i dittonghi presuppongono uno spostamento della lingua.

I monottonghi sono rappresentati in IPA da un simbolo unico per esempio le due a dell'italiano pasta [ˈpasta]. Un dittongo può essere considerato una vocale lunga la cui articolazione non è stabile ma dinamica: per esempio, in inglese britannico grass [ˈgɹɑːs] ha un suono stabile e prolungato, invece same [ˈseɪm] ha un suono modulato: questo viene considerato un dittongo e trascritto con due simboli, il primo dei quali rappresenta la posizione di partenza del dorso della lingua e il secondo quella d'arrivo. Non tutti i fonetisti sono d'accordo su quale sia la posizione di partenza e d'arrivo di un dittongo. Per esempio John Wells usa i simboli [ɔɪ] per il dittongo dell'inglese boy mentre Luciano Canepari usa invece i simboli [ɔɘ], che considera più vicini alla realtà fonetica.    (da Wilipedia)

 

dorsopalatale

consonante articolata col dorso della lingua accostato o posto momentaneamente a contatto con il palato duro.

 

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E

 

eiettivo

agg. [sec. XX; dal lat. eiectus, pp. di eicere, gettar fuori]. In linguistica, detto di suono la cui articolazione è ottenuta mediante chiusura della bocca e contemporaneo arresto della glottide.

 

elisione

s. f. (ling.) Soppressione di vocale finale di parola davanti a vocale iniziale; CFR. Troncamento.

 

elle evanescente

semiconsonante dorsopalatale rilassata.

 

enclisi

sf. [sec. XIX; dal gr. énklisis, inclinazione]. Processo linguistico per il quale una parola atona si appoggia alla tonica precedente e può anche essere unito graficamente a essa (es. dimmi, sceglilo, fateci, amatevi).

enclitico

agg. (pl. m. -ci) [sec. XVI; dal lat. tardo encliticus, che risale al gr. enklitikós]. Parola atona che si appoggia nella pronuncia e nella grafia alla parola precedente accentata (xe£o?).

esplosiva

consonante articolata con una brusca apertura del canale oraIe ( b, p, d, t).

 

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F

 

fonema

s. m. (pl. -i) [sec. XIX; dal gr. phonema]. (ling.) La più piccola unità distintiva di un sistema  linguistico sul piano fonologico con funzione distintiva, e pertanto capace di distinguere nettamente una parola da un'altra. 

 

fonematica

sf. [sec. XIX; f. di fonematico]. Scienza che studia il comportamento dei fonemi, le modalità delle loro combinazioni e il loro valore funzionale in un determinato sistema. In un sistema fonematico assumono particolare rilievo le relazioni reciproche tra i fonemi soprattutto in senso oppositivo: un fonema infatti si oppone a un altro nella misura in cui distingue una parola da un'altra. Ogni lingua si fonda essenzialmente su un sistema organico di opposizioni fonematiche che possono evidentemente variare da lingua a lingua: nelle antiche lingue indeuropee, p. es., l'opposizione quantitativa che contrapponeva una vocale lunga alla rispettiva breve aveva una notevole importanza fonematica, mentre questo tipo di opposizioni non si trova in italiano, i cui fonemi vocalici si distinguono solo per la diversa apertura (a, è, é, i, ò, ó, u). Il sistema consonantico italiano presenta vari tipi di opposizioni fonematiche come quella tra consonanti sorde e sonore (quanto, guanto; quanto, quando), quella tra consonante semplice e geminata (pala, palla; tufo, tuffo), quella tra la nasale dentale e labiale (nuovo, muovo), tra la liquida laterale e rotata (male, mare), tra le diverse occlusive sorde (pane, cane, tane) e tra quelle sonore (dare, gare, bare).

 

fonematico

che riguarda i fonemi, cioè le unità minime distintive dei suoni di una lingua

 

fonetica

Branca della linguistica che si occupa della produzione e della percezione dei suoni delle lingue naturali, così come della loro natura fisica. I suoi campi di studio principali sono la fonetica articolatoria e la fonetica acustica.

 

Fonetica acustica 

Si occupa della misurazione dei suoni mediante apparecchi elettronici che ne forniscono lo spettro, per rendere conto di come suoni differenti sul piano fisico possano dare all'ascolto impressioni simili ed essere riconosciuti e catalogati sempre allo stesso modo (le vocali prodotte dagli uomini e dalle donne presentano differenze acustiche, e nella stessa persona l'articolazione dei suoni può cambiare in modo anche rilevante a seconda del contesto). Si occupa inoltre di stabilire quali elementi percettivi sono indispensabili a chi ascolta una lingua per riconoscerne i suoni e, attraverso questi, i significati.
"Fonetica," Enciclopedia Microsoft(R) Encarta(R) 99. (c) 1993-1998 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati.

 

Fonetica articolatoria 

Si occupa della descrizione dell'origine fisiologica dei suoni delle lingue naturali, analizzando il modo in cui essi sono prodotti dall'uomo e classificandoli sulla base delle loro differenti caratteristiche fisiche. Per rappresentare scientificamente tutti i suoni producibili nelle varie lingue, ci si serve di alfabeti fonetici, fra i quali il più usato è quello dell'IPA (International Phonetic Association, Associazione Fonetica Internazionale). (:::) 

 

fono (*)

consonante articolata con il restringimento del canale

 

Foni sospesi (*)

Da AFA dattilofonico. I tre foni /l'/, /m'/ e /n'/ sono definiti "sospesi" rispetto ai loro foni d'origine /l/, /m/ e /n/ perché: a) la /l'/ è il suono della /l/ sospeso prima del distacco della lingua dall'alveo palatale; b) la /m'/ è il suono della /m/ sospeso prima di aprire le labbra; c) la /n'/ è il suono della /n/ sospeso prima del distacco della lingua dal palato. Questa porzione sospesa dei suoni è emessa oralmente in modo meccanico quando i tre foni precedono le consonanti e la /n'/ a volte è pronunciata anche volutamente davanti alle vocali.
Le varianti della nasale N, la "sospesa" velare /n'/ [ŋ] e la "completa" alveolare /n/ [n], in alcune lingue come inglese e veneto sono degli opposti fonematici cioè formano coppie di parole distinte in base alla nasale pronunciata. P. es. l'inglese "sing" (cantare) si pronuncia /sin'/ [sɪŋ] e "sin" (peccare) si dice /sin/ [sɪn]. Il veneto "pan e ..." (pane e ...) si dice /pan' e/ [paŋ e] e "pane" (lentiggini) si dice /pane/ [pane]. Per le suddette ragioni i tre foni "sospesi" /l'/, /m'/ e /n'/ in AFA dattilofonico sono considerati dei veri fonemi autonomi. Leggi anche allofono

 

fricativa

consonante articolata con il restringimento del canale vocale, che provoca come un fruscio (f, v).

 

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G

 

grafema

sm. (pl. -i) [sec. XX; dal tema del gr. grápho, scrivere, sul modello di fonema]. La più piccola unità grafica di un sistema di scrittura, cioè ogni singola lettera dell'alfabeto. 

 

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I

 

inflessione

s. f. (lett.) Flessione. Cadenza: parlare con inflessióne asolana.

interdentale

consonante articolata con la punta della lingua fra gli incisivi (th, dh).

intervocalico

di suono che si trova fra due vocali

IPA 1

International Phonetic Alphabet
L'alfabeto fonetico internazionale è un alfabeto fonetico usato dai linguisti per rappresentare in maniera univoca ciascuno degli svariati suoni (tecnicamente detti foni) che l'apparato vocale umano è in grado di produrre, così come le unità distintive del linguaggio chiamate fonemi. È considerato uno standard per la rappresentazione fonetica e fonematica di tutte le lingue del mondo. Molti dei suoi simboli sono presi dall'alfabeto latino o derivati da esso, alcuni sono presi dall'alfabeto greco, e altri sono apparentemente scorrelati da un qualunque alfabeto - Da Wikipedia Italiano - L'enciclopedia libera - Per saperne di più visita Wikipedia.org.

IPA 2

International Phonetic Association
L 'Association Phonétique Internationale (inglese International Phonetic Association o IPA, italiano Associazione fonetica internazionale o AFI) è la più prestigiosa associazione di Fonetica, nata a Parigi nel 1886.Da Wikipedia Italiano - L'enciclopedia libera

 

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J

 

JGY

Alfabeto fonetico veneto. L'acronimo JGY fa riferimento ai fonemi iniziali delle parole inglesi Jet, Get, Yet  scelti, dopo un lungo dibattito, per rappresentare gli stessi foni verbali inglesi anche nela lingia veneta. (Leggi: Storia del JGY)

 

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K

 

 

 

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L

 

labiodentale

articolazione ottenuta mediante l’opposizione del labbro inferiore bon gli incisivi superiori (f, v). 

laterale

consonante articolata con la parte anteriore della lingua aderente alla zona anteriore del palato e convogliando l’aria verso le aperture ai bordi laterali (l, gl).

lenizione

sf. [da lenire]. Fenomeno fonetico per cui una consonante, per effetto di una riduzione dell'energia articolatoria, diviene lene passando da sorda a sonora o da occlusiva a fricativa. Già nel latino volgare avviene la spirantizzazione (o passaggio a fricativa) di b che diventa v (devere invece di debere, dovere), e la sonorizzazione delle sorde intervocaliche (negat per necat, uccide). Questo fatto si riflette nel fenomeno della l. romanza che interessa le lingue neolatine occid.: così in portoghese, spagnolo, provenzale e veneto troviamo seda (seta) rispetto al lat. saeta, in francese soie (che suppone la spirantizzazione e il dileguo di -d-), e nei dialetti dell'Italia sett. seda o forme da essa derivate. 

 

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M  

 

metafonia sin. metafonesi

sf. [sec. XIX; meta-+-fonia]. Fenomeno linguistico (anche metafonesi; ted. Umlaut) di armonizzazione vocalica per cui il timbro di una vocale viene modificato per influsso di determinati suoni delle sillabe seguenti. La m. è più o meno diffusa in alcuni dialetti italiani: in quelli sett. è determinata più  spesso dalla vocale finale atona -i che dalla -u, in quelli centro-merid. tanto dalla -i quanto dalla -u. Il fenomeno, in origine di natura fonetica, è venuto ad assumere anche un valore morfologico (flessione interna) quando le vocali finali atone, dopo aver prodotto la m., sono scomparse o si sono indebolite nella vocale indistinta -ë; in questo caso infatti gli effetti della m. sono diventati essenziali per distinguere il plurale dal singolare (milanese vecc, vecchio, pl. vicc) e anche il maschile dal femminile (napoletano rossë, rossa, rosse; russë, rosso, rossi). Particolare rilevanza assume la m. anche nelle lingue germaniche che conoscono tutte, a eccezione del gotico, la m. palatale determinata da i o j mentre l'anglosassone e le lingue nordiche conoscono anche la m. labiale prodotta da u. La m. palatale ha assunto talvolta anche nelle lingue germaniche un valore morfologico, differenziando nettamente le forme del plurale da quelle del singolare (Vater, padre, pl. Väter; ingl. foot, piede, pl. feet).

 

morfologia

s. f. (pl. -gìe) (ling.) Studio delle regole relative alla formazione e alla flessione delle parole.

 

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N

 

nasale

articolazione di consonante, che comporta una risonanza nelle fosse nasali (m, n, ny).

 

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O

 

omonimico

che riguarda parole di origine e significato diversi, ma di eguale grafia (omonimi.).

 

opposti fonematici (*)

In fonologia (nel senso di fonetica strutturale), qualsiasi distinzione tra due o più suoni di una data lingua; o. fonologica o fonematica, qualsiasi distinzione tra due o più suoni che permetta in una data lingua la differenziazione di due o più parole (per es., è una opposizione fonologica quella tra le consonanti p e b, che permette di distinguere, in contesti fonetici identici per tutto il resto, le parole pollo e bollo). 

Nella lingua veneta sono elencati in AFA e JGY come opposti fonematici, p. es. /t/>/th/, /th/>/s/, /n/>/n'/, /d/>/dh/, /dh/>/d/  etc. nonché le vocali toniche /è/>/ê/, /ò/>/ô/;  Leggi anche foni sospesi e allofono

 

ottatìvo

s. m. (ling.) Modo finito del verbo greco e di altre lingue indoeuropee, che esprime il desiderio e la possibilità.  

 

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P

 

palatale

consonante articolata nella zona compresa nel palato duro, tra gli alveoli e il velo palatino (y, ny it.: gn).

 

palatoalveolare

che è in rapporto con il palato e con gli alveoli (c(i), j(i) it.: g(i)).

 

piana

di parola che ha l'accento sulla penultima sillaba. 

 

pleonasmo

sm. [sec. XVIII; dal gr. pleonasmós, da pleonázein, eccedere, sovrabbondare]. 1) Figura retorica grammaticale per la quale si usano parole o locuzioni non strettamente necessarie, al fine di dare maggior efficacia al discorso. È soprattutto frequente nel linguaggio familiare, ma se ne trovano esempi anche nella lingua letteraria: «le tue parole io l'ho sentite» (Manzoni). 2) Per estens., sovrabbondanza di parole, superfluità.

 

pleonastico

agg. (pl. m. -ci) [sec. XIX; dal gr. pleonastikós]. Proprio del pleonasmo; che costituisce pleonasmo.

 

polmonare 

pulmonic [pul·mon·ic | | pʌl'mɑnɪk /-'mɒ-] agg. polmonare riferito alle consonanti esplosive

 

posteriore

vocale articolata nella parte posteriore della cavità orale (ò, ô, ó, u).

 

proclitìco

agg. (pl. m. -ci) [sec. XIX; da pro-2+(en)clitico]. Di elemento lessicale che per mancanza di accento proprio si appoggia alla parola tonica seguente formando con essa un'unità fonetica: p. es. sono in italiano p. l'articolo (il cane si pronuncia ilcàne; il lìbro), i pronomi e le particelle pronominali che precedono il verbo (ti dìco).

 

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R

 

rilassato

detto di articolazione che comporta una debole tensione muscolare.

 

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S

 

schwa (modifica, corrige)

Il termine schwa, o anche scevà, designa in linguistica e fonologia la vocale atona  centrale semichiusa rappresentata dal simbolo IPA [ə] e dal simbolo AFA /E/. ...

 

sdrucciolo e bisdrucciolo

che ha l’accento sulla terzultima o quartultima sillaba.

 

semàntica

Lessico sf. [sec. XIX; dal fr. sémantique, dal gr. semantikós, significativo, semantico]. 1) In linguistica, termine introdotto nel 1883 da M. Bréal per designare lo studio, fino allora trascurato, delle «leggi che presiedono alla trasformazione dei significati, alla scelta di espressioni nuove, alla nascita e alla morte di modi di dire» (v. oltre). 2) Per estens., in logica, studio delle relazioni che intercorrono tra le espressioni di un linguaggio e gli oggetti a cui tali espressioni si riferiscono (v. oltre).  

 

semiconsonante

suono caratterizzato da una stretta orale leggera, che si manifesta con un lieve sfregamento y di yeri, Yoani, ma anche u di guèra.

 

sillaba

sf. [sec. XIII; dal lat. syllaba, dal gr. syllabe, da syllambánein, riunire insieme]. 1) Struttura elementare che si assume come base di ogni raggruppamento di fonemi. Può essere formata da una sola vocale (a-mo), o da una vocale accompagnata da una o più consonanti (stret-to); in ogni caso l'elemento vocalico costituisce l'apice, o culmine sonoro della s.: s. aperte o libere, quelle terminanti per vocale; chiuse o implicite, quelle terminanti per consonante. Sulla quantità costante di queste s. in italiano, quando sono toniche, v. isocronismo. 2) Per estens., in frasi negative fam., nessuna parola, niente: non si è capita una s. di quello che ha detto.  

 

sillabario

alfabeto composto da sillabe anziché da grafemi singoli. Il Kunrei e l'Hepburn sono due sillabari japponesi.

 

sintagma

sm. (pl. -i) [sec. XX; dal gr. sýntagma, disposizione, con influsso di sintassi]. Termine introdotto da F. de Saussure per indicare il combinarsi delle parole su un nastro orizzontale corrispondente alla catena parlata. Nelle varie correnti linguistiche moderne il termine ha assunto diverse sfumature di significato o anche accezioni diverse. Nel linguaggio comune con s. si intende una singola unità sintattica.

 

sintassi

s. f. La parte della grammatica che contiene le regole di combinazione degli elementi lessicali e significativi, e quindi della formazione delle frasi.

 

sonoro

suono la cui articolazione è accompagnata dalla vibrazione delle corde vocali.

 

sordo

suono articolato senza che le corde vocali entrino in vibrazione. 

 

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T

 

tonica

di vocale o sillaba sotto accento.

 

tronca

di parola che ha l’accento sull’ultima sillaba.

 

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U

 

 

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V

 

velare

consonante articolata con il dorso della lingua, che tocca o fronteggia il velo del palato (c(a), g(u), n(g)).

 

villotta

sf. [sec. XVI; voce di orig. friulana, affine a villanella nel senso 2]. Composizione polifonica vocale diffusa, specie nell'Italia sett., tra la fine del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento. Basata su testi poetici di carattere popolaresco (costituiti da una quartina o da una sestina, seguite da una sezione conclusiva denominata nio) è caratterizzata da un'alternanza di passi omoritmici e di sezioni in serrata scrittura polifonica. Variante della frottola, fu soppiantata nel secondo Cinquecento dalla villanella e dalla canzonetta, di tono più elegante e di scrittura più raffinata. (GEDEA Multimediale De Agostini)

 

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Z

 

 

 

Le voci del glossario sono tratte dal Manuale di GVU, da GEDEA Multimediale, da Encarta 99.

 

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Paolo Pegoraro inventore e autore del sito (breve biografia)

email: guinness@venetieventi.it 

 

Sito pubblicato il 20/02/2011, aggiornato il 10/09/2016.