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Argomenti di Norme

Mozione di E. Beggiato
Mozione n. 262 del 20/05/1998
R. n. 262/99 Regione Veneto
Legge 482/99 R. italiana
Minoranze escluse dalla tutela
Proposta di legge regionale
Vicenza: lingua tutelata
Statuto della Regione Veneto
Carta europea delle lingue
Proposta regionale sulla lingua
Legge regionale sulla lingua
UNESCO: giornata delle lingue
UNESCO: rapporto sulle lingue
Il veneto: norme ISO
Lingue romanze in Italia

 

 

 

PROPOSTA DI LEGGE REGIONALE

Ai sensi dell’art. 38 dello Statuto della Regione  

TUTELA, VALORIZZAZIONE E PROMOZIONE DEL PATRIMONIO LINGUISTICO E CULTURALE VENETO

D’iniziativa del consigliere provinciale 
 ETTORE BEGGIATO

R e l a z i o n e 

Parché scrivo in dialeto…..?
      Dante, Petrarca e quel dai Diese Giorni
Gà pur scrito in toscan.
Seguo l’esempio.

Giacomo Noventa

 

        Nella seduta del 17 febbraio 2004 il Consiglio Provinciale di Vicenza approvava, praticamente all’unanimità (26 voti favorevoli e un solo astenuto) una mozione avente per oggetto “Per un inserimento della lingua veneta fra le lingue tutelate dallo stato italiano (legge 482/1999)”, che allego alla presente relazione.

La presente proposta di legge regionale è la naturale prosecuzione di quella iniziativa  

Nella risoluzione adottata il 16 marzo 1988 il Consiglio d'Europa afferma nel preambolo della "Carta Europea delle lingue regionali o minoritarie", "il diritto delle popolazioni ad esprimersi nelle loro lingue regionali o minoritarie nell'ambito della loro vita privata e sociale costituisce un diritto imprescrittibile" e più avanti “la difesa e il rafforzamento delle lingue regionali o minoritarie nei vari paesi e nelle varie regioni d'Europa, lungi dal costituire un ostacolo alle lingue nazionali, rappresentano un contributo importante all'edificazione di un'Europa basata sui principi di democrazia e di diversità culturale". E’ auspicabile quindi che pochi ultimi anni che ci separano dal terzo millennio diventino gli anni della tutela, dello sviluppo e della promozione delle lingue e delle culture regionali senza naturalmente che questo pregiudichi il processo di integrazione europea né la facilità di contatti fra i singoli popoli.

        Anzi, gli stati più avanzati e rispettosi dei diritti delle minoranze hanno capito che quando un popolo è cosciente della propria identità, è più disponibile alla comprensione delle culture altrui, è più rispettoso delle caratteristiche e delle peculiarità degli altri popoli, è meno portato a misurare la civiltà o l'inciviltà altrui sul proprio metro.

        E su “Parlare l’Europa” volumetto edito dal Bureau Europeo per le lingue meno diffuse si legge: 

        “A volte si crede che le lingue più usate abbiano più valore e siano migliori solo in virtù del loro potere economico e del loro prestigio sociale.

        Il concetto di lingua superiore non ha alcun senso, ed è da parecchio tempo che nessuno ci crede più.

        Si riteneva anche che esistessero lingue superiori, ma questa idea non trova più seguito.  All’idea di lingua inferiore corrispondeva l’idea perversa di popolo inferiore. (E su questa idea razzistica, sul tentativo di far passare per sottosviluppato chiunque parlasse veneto, il mondo della politica e della cultura italiana hanno continuato e continuano a martellare incessantemente).

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OGNI LINGUA PUO' RISPONDERE ALLE NOSTRE ESIGENZE;

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OGNI LINGUA HA UN PROPRIO VALORE UNICO E INTRINSECO;

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OGNI LINGUA RAPPRESENTA UN ARRICCHIMENTO PER L’UMANITÀ”.

        Questo ha un significato del tutto particolare nella nostra regione: qui il veneto è parlato correntemente dal cinquantadue per cento degli abitanti, la percentuale più alta fra i  vari popoli presenti all’interno dello stato italiano secondo l’ultima statistica Istat.

        Crediamo sia superfluo in questa sede dilungarsi ulteriormente sul significato, sull’importanza della lingua veneta, momento di riaffermazione della nostra identità, della nostra cultura, della nostra storia.

        E proprio per accrescere quei valori sui quali il Veneto costruì nel passato le sue fortune e sui quali può porre le basi del suo futuro, viene proposta la “Festa del Popolo Veneto il 25 aprile giorno d S. Marco (in alternativa si suggerisce il primo marzo, capodanno veneto).

        Veneto che è lingua del gruppo neolatino occidentale (come il francese il catalano lo spagnolo il portoghese ecc..) mentre l’italiano è lingua del gruppo neolatino orientale (come il rumeno) (vedi Mappa dei dialetti in Italia).

        Va altresì ricordato come la Giunta regionale abbia stampato nel 1995 un manuale di grafia veneta unitaria elaborato  da una Commissione scientifica diretta dal prof. Manlio Cortelazzo e come il Veneto sia correntemente usato anche fuori dai confini della nostra regione, dall’Istria alla Dalmazia (sia pure nelle varianti locali) alle comunità dei Veneti nel mondo.

        Alleghiamo alla presente copia del decreto del sindaco di Serafina Correa, Sergio Antonio Massolini, che istituzionalizza l’uso del “dialetto veneto” durante la settimana dal 23 al 31 luglio  (Leggi anche Un pezzo di Veneto nel Brasile). Siamo nello stato brasiliano del Rio Grande do Sul.

        E concludiamo  non senza prima aver citato l'autorevolissimo Roland Breton che nella sua "Geografia delle lingue" denuncia: "Una lingua che non viene insegnata è una lingua che viene uccisa, tanto più quando al suo posto se ne insegna un'altra" - con una poesia del poeta siciliano Ignazio Buttitta:

 

Un populu 
mittitilu a catina
spugghiatilu
attuppatici a vucca,
è ancora libiru.
Un popolo  
mettetelo in catena
spogliatelo
 tappategli la bocca,
è ancora libero.
Livatici u travagghiu
u passaportu
a tavola unni mancia
u letto unni dormi,
è ancora riccu.
Toglieteli il lavoro
il passaporto
la tavola dove mangia
il letto dove dorme,  
è ancora ricco.
Un populu,
diventa poviru e servu,
quannu ci arrobbanu a lingua
addutata di patri:
è persu pi sempri.
Un popolo
diventa povero e servo,
quando gli rubano la lingua
avuta in dote dai padri:
è perso per sempre.
 

 

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