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LINGUA DANESE

Riformata nel 1948

 

Lingua del ramo scandinavo orientale della sottofamiglia germanica delle lingue indoeuropee. Con svedese, norvegese e islandese deriva da una lingua scandinava comune, le cui prime attestazioni sono iscrizioni runiche del III secolo. Nell'età dei vichinghi (800-1050 ca.), si differenziò in dialetti scandinavi orientali, da cui sorsero danese e svedese, e dialetti scandinavi occidentali, che originarono norvegese e islandese.

Il danese può essere cronologicamente suddiviso in danese runico (800-1100), antico danese (1100-1500) e danese moderno (dal 1500).

Danese runico e antico danese

Esempi di danese runico sono conservati in numerose iscrizioni scoperte nello Jutland e nella Svezia meridionale e databili a partire dal IX secolo. I primi esempi di antico danese sono nomi propri contenuti in documenti latini del XII secolo e antichi testi di leggi. Queste fonti non mostrano una lingua comune, ma attestano l'uso di tre "lingue provinciali": quelle della Scania (allora parte della Danimarca), della Zelanda e dello Jutland. L'antico danese subì notevoli modifiche, quali la riduzione delle desinenze e la semplificazione grammaticale; ricevette molti prestiti, soprattutto dal basso tedesco (tramite commercianti della Lega anseatica). Lo zelandese usato nella burocrazia fu adottato come lingua normativa.

Danese moderno

Verso il 1500, il danese assunse forma pressoché definitiva e cominciò a essere usato come lingua nazionale. La gran quantità di produzione a stampa dell'età della Riforma trasformò notevolmente l'!ortografia e condusse alla formazione di una lingua letteraria. Il danese divenne la lingua scritta ufficiale della Norvegia all'epoca dell'unificazione con la Danimarca. Per influsso dell'umanesimo, il latino fu ampiamente usato nella produzione letteraria dal 1550 al 1700. Nella seconda metà del XVII secolo il danese accolse numerose parole tedesche, lingua parlata a corte, ma molte furono poi dismesse. Lo sviluppo grammaticale si completò agli inizi del XVIII secolo, quando il danese divenne un'importante lingua di cultura, specialmente grazie alle opere del poeta, storico e drammaturgo Ludvig Holberg.

Nel XIX e XX secolo aumentarono gli scambi fra scritto e parlato (nelle poche varietà dialettali) e il lessico assunse molti vocaboli da tedesco, francese e inglese, soprattutto termini tecnici. Un'ortografia standard autorizzata, con successive revisioni, venne fissata nel 1871. Una riforma del 1948 abolì i caratteri maiuscoli nei nomi comuni e sostituì aa con å, avvicinando il danese al norvegese e allo svedese. Quanto alla morfologia, il danese moderno ha solo due casi (nominativo e genitivo) e due generi. Il suo tratto fonetico più caratteristico è l'occlusiva glottale, derivata da un originario accento tonale.

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